Progettazione del sito

Parlo con un velo di emozione, mentre penso a come spiegare come sia nata l’idea del sito, perché questo sito è la concretizzazione di 15 anni del mio lavoro nell’ombra (qualcuno mi digitalizza un fazzoletto, e me lo manda per posta?). Per anni quando mi chiedevano “che fai nella vita?”, “scrivo, disegno”, “e che scrivi/disegni?”, io mi illumino d’immenso “un libro, una storia di fantasia ispirata alla realtà”, “si? E di che parla?” e mi oscuravo, impanicata, per poi rispondere a para-frasi, tutta misteriosa e “fatti i cazzi tua” sulla punta della lingua.

Prima di decidere di far emergere il mio lavoro, si, tendevo a tenere segreta questa storia, per evitare che mi venissero chiesti i dettagli, che ho appositamente tenuto dentro, per tutto questo tempo, per la mia semplice volontà di riservare la sorpresa a chi mi conosce dal vivo (che però non sà che sono io, ho una maledetta vita: fatta di menzogne a fin di bene! Il mio bene)

La storia l’ho raccontata solo ad un numero di persone che si possono contare sulla mano (però la mano del fumetto, che ha 4 dita), persone che sono tutte morte (ho dovuto ucciderle, arrestatemi pure), di cui mi fidavo e che immagino che non avrebbero parlato nemmeno sotto tortura cinese. Dal principio ho sempre voluto rendere tutto pubblico, e la intenzione era proprio quella di farlo:

  • In modo gratuito, disponibile e tutti, per farlo arrivare a più gente possibile
  • Senza pubblicità Il passaparola è l’unico strumento che voglio utilizzare, per innescare un meccanismo che promuova lo scambio, e la comunicazione tra interessati. Al massimo vi dico che materiale ho usato, che potrebbe servire, ma non credo che i cinesi sotto casa, mi paghino se consiglio le 5 matite a mine a 1 euro che uso. Questi che stanno qui, se la tirano proprio, è la verità, tirchiacci. (Sto a scherzà, non prendetemi sul serio, cioè è vero che sono tirchi, ma non che ci cercherei i soldi, la faccio solo, quella che se la crede, è chiaro. Lo dico nella speranza remota di strapparvi un sorriso, a modo mio)
  • Originale, senza snaturare il mio essere rustico. Sono una di quelle che se mi scoppia la penna sulla tavola, invece di bestemmiare, me ne vado a viaggio a interpretare la forma della macchia, e non voglio togliere questa possibilità alla gente malata come me, anzi ditemi che ci vedete e sarò felice come una bimbetta a natale. Potrei parlarne per ore, vi avviso, ci faccio tutta na cosa attorno, che può essere che vi convinco di più con le macchie che col fumetto. Poi so pigra, chi cazzo la rifà, tutta da capo? Tu? no, io. Quindi ci metto na pezza al massimo.
  • Sempre sullo stile, ma Photoshop? Almeno per il background , la testata… il Logo!!! No. Lo so usare, ma il risultato non mi piace, voglio vedere il pastello vero, no quello digitale. Non è sincero, è un cazzo di surrogato! Ne ho sbatti, che non ho tempo da perdere, ho una nazione da gestire io (no, in realtà, visto che sono per l’auto gestione, è il gestire me stessa che occupa tanto tempo). Ogni tavola, è come un figlio per me, deve rimanere così come sta, se no la vedo photoshoppata e mi prende un tuzzo al cuore e gli organizzo il funerale, e sto in lutto per na settimana. L’iperperfezionismo maniacale, non fa parte della mia personalità, sono precisa ma non esageriamo.

Eeeehgniente, è così che è andata. Dopo 15, lunghi anni di sangue buttato sulle tavole, e a cecarmi gli occhi al computer, ho sentito di essere pronta a dedicare la giusta costanza nel realizzare il mio più grande sogno: fare della mia passione un lavoro, non retribuito, com’è sempre stato, ma almeno se devo mangiare pane e cipolla, che sia per fare in modo che la mia opera sia accessibile al prossimo e magari, chissà, che vanga addirittura apprezzata.

Il nome

Il nome di questo sito è il titolo della serie di volumi che compongono questo progetto. Una collana di libri che vogliono sensibilizzare e dare punti di riflessione, sulla psiazzante ipocrisia di un paese cristiano: l’Italia, ma anche di altre ingiustizie mondiali. Lo fa raccontando la vita dei due protaginisti e dei personaggi che hanno attorno. Il loro stile di vita sfocia nella scena post-punk, un movimento che postcede il periodo Punkrock ’70, che crede in una soluzione fondata sul principio di Anarchia. Nella speranza di vedere uno spiraglio di luce, che loro chiamano “Libertà”, da qui il nome: Light of freedom=luce di libertà (diventato per il dominio “lightofreedom” per chiare questioni, la “f” of decade, ma non mi dà fastidio visto che la “o” può stare per “o” in italiano: Congiunzione disgiuntiva. Luce o libertá mettendo in discussione l’idea di luce generale). In principio voleva essere Light of Anarky: Luce di Anarchia, ma onde evitare l’evidenza eccessiva dal punto di vista errato, che non è il mio obbiettivo, ho voluto mettere il chiaro sinonimo: Anarchia= senza regole = libertà. Provocare troppo non invita la gente a curiosare, volevo rimanere delicata nella presentazione, per poi spaventare il lettore, con la mia aggressività, in modo da graduale, a sempre meno delicata, fino a divenire, cazzo, fottutamente spietata, nel corso della lettura. I due protagonisti, nati nudi e liberi, si ritrovano inprigionati in una vita sfacciatamente bastarda, e quando se ne rendono conto, capiscono che con i giusti strumenti e il giusto livello di ribellione, e più grinta possibile, potevano evadere e conquistare quella libertà che vedevano in uno spiraglio di luce, dalla serratura della loro caneretta. Una volta appreso il meccanismo, il loro obbiettivo di vita diviene, espandere questa luce in tutto il mondo. Che sia chiamata anarchia o che sia chiamata libertà, l’importante è che sia quella vera, non quella sterile e sintetica che ci viene IMPOSTA. Si perché, ci viene imposta e direi anche ci viene ficcata in culo: come una supposta.

Background (sfondo)

Il Tema del Background è un idea nata nei giorni di Natale, la bozza è stata realizzata su “carta straccia” e rielaborata poi direttamente su tavola, che è quella che ho fotografato al cellulare e ve la metto qui sotto. Vi metto anche l’ inchiostratura.

Così la bozza originale non esiste più, ma è inutile farvela vedere, tanto le originali sono tutti schizzi scarabocchiati, indecifrabili, che comprendo solo io. Per quanto riguarda l’idea dell’illustrazione, volevo in generale far apparire i 4 personaggi principali della storia, il ragnetto e la gatta. In più ho cercato di mettere, gli elementi ricorrenti nel libro.

  • Il giorno e notte, viene ripetuta nel libro per tanti motivi che non stò qui a elencare, lo scoprirete leggendo
  • La fabbrica che emana fumi, e i fiori appassiti, sono per sottolineare l’inquinamento mondiale odierno
  • Gli strumenti musicali, ne ho messi più che ho potuto, per far capire che sono un gruppo musicale
  • I colori principali che sono chiaramente, quelli che uso per i diemsegni e per cui mi sono basata per la grafica del sito. Sempre come e comunque pastelli dalla mina morbida: rosso, giallo, blu elettrico, rosa carne e ghiaccio.
  • Rimanere più fedele possibile alla mia tecnica, infatti non ho ritoccato niente.
  • Ok l’ultima ve la spiego. Non ritoccare, per me, significa non snaturare il disegno. Al massimo cancello, a pezze come faccio sempre nel caso qualche occhio di falco lo notasse, quelle cose che “non dovevano apparire”, come faccio di solito. Oppure ravvivo un po’ o colori alzando la saturazione e giocando un po’ con le luci, poco poco di contrasti, nient’altro. Sono molto severa con me stessa da questo punto di vista, ci tengo proprio, e ho i miei motivi. No. Non perché io non sappia usare Photoshop, ne perché non lo apprezzi come programma, sia chiaro, (Photoshop è utilissimo, ci abbiamo fatto la testata), ma è che proprio non piace a me fare ste cose. Anzi tanto che voglio evitare, che ho usato Paint per sdoppiare il background finale, lo preferisco. Come viene, per me è perfetto, non mi stressate. Vi faccio vedere la tavola originale, e sotto, quello che poi ho effettivamente usato come sfondo.
Tavola finita del Background
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Background finale

Testata

La testata me l’ha realizzata il prof. Con Photoshop (grazie prof). L’idea iniziale era quella di farne una disegnata da me, ma poi abbiamo pensato che il logo è più figo, per chi vede da telefono! Tutti dal telefono, vedono. Sono la maggioranza, quindi. Anche se direi di girare il telefono in orizzontale e impostare la visione da computer che si può fare da alcuni dispositivi. Comunque la testata disegnata, la realizzo comunque quando non ha niente da fare, e la carico sulla home page.

Logo

Logo ufficiale (per ora) di Light of Freedom

Il ragnetto è stato il mio fedele compagno di vita, quindi non poteva che essere lui a rappresentare il progetto. É stato il primo personaggio a essere disegnato, ancora prima di Edith ed Edvard. Mentre progettavo le bozze per il logo, l’idea di farne vedere solo gli occhi, senza iniziali e tutto, mi ha sfiorata. Sarebbe stato più semplice e d’impatto lo ammetto. Ma sono affezionata al ragnetto incazzato. I ragni sono i miei eroi, mangiano quelle stronze troie delle zanzare! Se volete approfondire sul ragno, andate in Garage-Personaggi e cercate “Charlotte”.

Leggerete che lei, si è una lei, è l’unico personaggio che cambia colore in base all’ambiente circostante. Tranquilli non è anche un camaleonte, oltre che essere un ragno con crisi d’identità, la mia è una scelta stilistica. Ci tenevo ad avere un personaggio che apparisse e scomparisse a mio piacimento, un personaggio non sense, misterioso, che c’è quando mi serve qualcosa per spezzare i colori. Li mi ricordo della cara vecchia Charlotte, che viene a darmi una zampa, in cambio dei croccantini disegnati su carta (mangia solo quella marca, la viziatella) che le dà Edith.

In origine il suo colore del corpo era blu, e gli occhi rossi, poi nel tempo, ha mutato il “pelo”, no le squame. La pelle, epidermide aracnida, la corazza… non so cos’ hanno i ragni? Google? Epi-der-mide-a-rac-nide-come-si chia-ma. Rrr diamine! Non ce scritto un cazzo.

Guardate ho le prove: qui ti dice pure dove sta l’ano, ma la pelle la chiama “cuticola formata da chitina e proteine”.

Araneae Wikipedia

Non è normale. Gli diamo un nome serio alla pelle del ragno, per favore? Se non lo fanno gli scienziati, poi lo faccio io, ed è pericoloso. L’ano si e la pelle no. Che umiliazione, povere bestie. Tieni ragnetto, consolati con un bicchiere di chitina, che ti fa bene alla pelle! Bho.

Quindi per il logo, ho scelto il rosso per la “cuticola”, come la chiama wikipedia, che ricopre il corpo (potevo dire subito corpo, e invece mi devo complicare l’esistenza), perché lui è sempre il re (il rosso, non il corpo, l’italiano è una lingua fraintendibile. Poi sto ancora sconvolta dalla faccenda della pelle del ragno, che non riesco più a parlare bene. Gia non so parlare di mio) tra i miei colori. Non sapendo che scegliere, il giallo troppo chiaro, il blu troppo scuro, il rosso ci sta bene d’appertutto, come il jeans. Così gli occhi, blu era troppo originale per un ragno, quindi vai col giallo. Sono andata sul banale, a livello di abbinamenti, và.

Per quanto riguarda le iniziali non mi esprimo. LIGHT OF FREEDOM, si, esce Loff. Smettete di farmelo notare! L’ho fatto apposta, cazzo! E invece no. È l’universo che mi prende per il culo. Non che mi dispiaccia, anzi ci facciamo 4 risate pazienza. Che ci posso fare, certo non è il massimo, ma il nome è quello, pazienza. Ora come ora il logo vuole essere definitivo, ma per me che sono una perfezionista, credo che finirò per cambiarlo di nuovo ed eliminare il problema alla base, lasciando solo Charlotte. Qualcuno mi fermi.