Personaggi

Qui dovrei scrivere tutto quello che c’è da sapere (niente spoiler, per chi mi avete preso?😒) sui personaggi più rilevanti di questo benedetto libro, a chi mi sono ispirata (anche se a parte Edvard, sono davvero quasi tutti sono stati concepiti dalla mia fantasia🤹‍♂️, come dei figli🤱), data di nascita, le caratteristiche, relazioni parentali, hobby e professioni, insomma parlerò un pò di ogni personaggio.

Edith Parkins

Edith, è sempre stata il mio ideale massimo, di bellezza femminile (uno schianto dai capelli rossi, occhi azzurri e lentiggini), e rappresenta il mio lato femminile, che è comunque una “maschiaccia”.

Per come la immagino io, sarebbe simile a Pamela Courson (che per chi non lo sapesse era la tipa si Jim Morrison), ma non ho altri esempi migliori, è nata dalla mia mente e non conosco sosia. In arte conosciuta come Meghan Glanville (Megh è il soprannome che gli dà suo fratello. Ho scelto questo soprannome, come omaggio quasi spudorato non chè ovvio, al personaggio che più amo, con Lisa, dei Simpson: Meggie Simpson). Mentre il nome vero, è una scelta pratica voluta dalla storia: non so perchè, mi ero fissata che volevo due nomi simili, per impersonare la gemella vera di Edvard, alla “gemella” adottiva. Così Edith e Meredith, sono saltate fuori. Precisamente, prima Edith, di cui mi piaceva molto il significato: “lottare per la felicità”.
Il suo personaggio è nato prima di Edvard, da un racconto horror che scrissi a 14 anni, poi integrato nel libro. Poi vidi il video dei Green Day, e servendomi un bonazzo da affibiargli come fidanzato, mi sono buttata sul sorriso mozzafiato di Lou Taylor Pucci (l’attore) e poi è rimasto.
Bassista, cantante del suo gruppo, all’occorrenza anche violinista/chitarrista, nonchè scrittrice di poesie e testi musicali, realizza i fumetti che vedrete e dipinti ad aclirico (quindi lei è la mia parte astratta). Anche lei balla Break Dance con il fratello, e ama viaggiare. Ma ha un sacco di altri interessi.
Non sapendo quando sia realmente nata, il suo compleanno viene festeggiato con quello di Edvard, e effettivamente lei si sente molto Gemelli, ma crede anche di avere qualcosa della bilancia.

Edvard Parkins

Edvard protagonista (con Edith) della nostra storia, Edvard non è altro che la personificazione del mio alter ego maschile.

La mia parte alfa, tutte le donne ne hanno una (perché siamo tutti almeno bisex. No ok, devo rimanere seria. Però ho il sospetto che sia vero: se sai amare, ami tutti no? Boh fatemi sapere che ne pensate nei commenti, o email se avete tutto un discorso complicato e contorto tipo monologo). Il suo nome l’ho scelto per il semplice fatto che mi piace un sacco, Edvard con la “v” invece della “w” è la variante finlandese (non solo). Soprannominato dalla sorella “Willy”, sceglie come nome d’arte William Glanville (io l’ho scelto, per omaggiare Willy il coyote).
Lui è forse l’unico personaggio, concepito in relazione ad un personaggio già esistente (ovviamente con delle chiare differenze che contraddistinguono, il mio personaggio, articolandone l’unicità, sia a livello estetico che caratteriale. Per esempio gli atteggiamenti sono simili, ma mai quanto sembra. Le scoprirete leggendo). Che non è “Elle” di Death Note (di cui sono fan, e la serie è uno dei pochi manga che non mi fa girare le palle).

Elle (Death note)

Ma è invece ispirato papale-papale al personaggio del video dei Green Day, “Jesus of Suburbia”. Anche se in quel video, mi dà quasi tutto di Emo (brutta gente, non me ne vogliate ma a me, devo dirlo, mi stanno proprio sul culo, porcaccia la puttana ladra! Ok, mi sono sfogata.) Mi riferisco al personaggio, nin alla circostanza del video.

È comunque un pezzo che mi è rimasto dell’adolescenza, che riascolto con piacere, e lui è gnocco (e io invece, sono fidanzata! Scusa amó. Non puoi essere geloso: nemmeno esiste! Ok durato troppo il momento serietà eh? Vi metto il video e giudicate da voi, vá):

Lo pseudonimo Willahelm è un esigenza coniata per tuttelare la privacy, nella sua carriera di chitarrista solista nel Gruppo Punk Rock creato con la sorella Edith, il suo migliore amico Jago e la sorella Nives (se non avete afferrato, boh forse leggendo gli altri personaggi capirete, che vi devo dire?): i “The Glanville Brothers”. Oltre a dedicare la sua vita alla musica, dipinge gli strani “ricordi” mai vissuti, che gli occupano le notti insonne: strani paesaggi, strani esseri, oggetti ecc. I deliri del suo mondo fatato, insomma. Adora inoltre ballare Break Dance, fare tatuaggi, viaggiare e dipingere sui muri, con le bombolette spray, con Jago e Nasha, e fare indagini paranormali.
Edvard nasce a Olympia (Washington-USA, non ci sono mai stata ma la california mi ha sempre attratta) il 9 Giugno 1959, notte di luna crescente, sotto il segno zodiacale del Gemelli, ascendente Toro.

Jago Brown

Lui è un personaggio nato del tutto, dal frutto della mia fantasia. Batterista ufficiale del gruppo e fratello maggiore di Nives, la chitarrista, e migliore amico di entrambi i protagonisti.

Vista la (mia) grande passione per il paranormale, mette su un Team di ghost-hunters e così nel tempo libero passa le notti a ghiacciarsi il culo nelle case infestate (al posto mio).
Nasce a Sidney (Australia) il 15 Gennaio 1957 sotto il segno del Capricorno con l’ascendente Leone, nonchè in luna crescente (in quella detta Luna del Lupo per i Nativi Americani). Ho scelto questo nome, perché Iago è uno dei pochi nomi Italiani maschili, che darei a un mio figlio, ma al mio ragazzo non piace, quindi mi riscatto così!

Nives Brown

Nives è la sorella di Jago, e migliore amica di Edith (che però preferisce confidarsi di più con Jago, d’altronde adesso ve lo spiego subito, che lei è la solita sfigata). Il nome l’ho scelto in contrasto con la sua personalità infatti Nives sta per neve, quindi qualcosa di puro e bianco, mentre lei è la “Corvina” del gruppo, a differenza dei protagonisti e suo fratello che sono più ironici e cercano di spassarsela, lei è quella sempre seriosa, cupa, sempre pessimista (che se le tira proprio), un pò black metal. E soprattutto è la più inquietante, infatti una delle sue più grandi passioni sono le Arti oscure, come per esempio l’uso della tavola Uija (cosa che io non farei mai, perchè realmente mi cago sotto. Si lo sò è una cazzata, ma bho, se fosse vero? Ho già i miei di demoni, ci manca solo che mi si infesta la casa, che poi guardo pure troppi film horror e mi vedo i bambini morti uscire pure dal cesso, già di mio.), e comunque (Eccomungueee… cit. Ivan e cristiano) anche lei è una parte di me, quella davvero quella più astratta e non-sense: dipinge e scolpisce ritratti di oggetti o momenti personali, a caso, appunto in chiave altamente astratta.
Lei nasce il 10 marzo del 1963 (ma stò ancora lavorando sulle date, abbiate pazienza, non è niente definitivo, può essere che domani trovate tutt’altro) sotto la Luna piena (del Corvo, appunto, come sono banale), e segno Pesci ascendente Gemelli.

Nasha

Il nome è Nativo-americano, e significa “gufa”. Nasce in Africa, ma per via del suo albinismo viene perseguitata, così la madre si trasferisce in America e la cresce in un villaggio di Nativi Americani.

Appassionata di strumenti a fiato, quando diventa maggiorenne, decide di prendere il volo per la California, dove incontrerà i nostri protagonisti. Acquista il suo primo sassofono, che scopre essere il suo strumento. Dato l’evidente talento, si unirà al gruppo, donando sonorità ska, più elevate.

The Glanville Brothers

Questo è il nome che i nostri protagonisti, scelgono con gli altri componenti, per la Punk band che formano. Il nome è un mio personale, chiaro omaggio ai Blues Brothers, che personalmente adoro. Anche io mi sento in “missione per conto di Dio” inteso come universo, quindi in missione per conto dell’universo, per altri generi di cause. Nella soria, a parte per lo scherzare sui BB, scelgono questo nome perché, stando sempre insieme (mangiano insieme, dormono insieme, viaggiano, lottano insieme, escono, cazzeggiano insieme, e condividono gli intimissimi momenti creativi), si sentono davvero come una famiglia. Il genere musicale, in realtà parte dal punk, ma spazia moltissimo nello sperimentale, soprattutto Punk Rock, e sfuma definitivamente nello Ska punk. Da sempre si identificano come una ciurma, affermandosi subito “una banda” più che una band “di pirati pacifisti, ma non troppo.” La bandiera dei pirati é il loro emblema ed è infatti l’unica bandiera che rispettano. Nel 1980, in italia, s’imbattono nella canzone che più li carica e che diventerà il loro inno ufficiale: il “Rock di capitano uncino” (Edoardo BennatoSono solo canzonette per entrare nella mentalità consiglio ai lettori, di spararsela a volume bomba, un volume così alto perché dovrete cantarla a squarciagola, e non vorrei che foste troppo stonati. Se i vicini si lamentano, guardateli dritti negli occhi e urlate “dai vieni a rockeggiare, vecchio!”)

  • Edvard: Front-man, chitarra solista, seconda voce, e all’occorrenza cantante
  • Edith: Voce bassista e all’occorrenza violinista (violino elettrico), e chitarrista
  • Jago: Batterista, percussionista e corista
  • Nives: Chitarra accompagnatrice e corista. All’occorrenza anche chitarrista solista
  • Nasha: Sassofonista e altri strumenti a fiato. All’occorrenza anche corista

GLI ANIMALI

Charlotte: è il ragno domestico di Edith, lei è convinta che sia un cane, mentre lui (in realtà per me è una lei, l’ho svelato nella progettazione del logo, ma è una cosa mia, nessuno precisa sta cosa nel libro) crede di essere un gatto. Stanco di essere trattato come un cane, è sempre di pessimo umore.

Questo personaggio è il mio più amato, poiché è ispirato al mio cane, che ha davvero una crisi d’identità: forse perché è cresciuto fra i gatti, e sente che io li preferisco ai cani, povero, avrà acquisto quell’atteggiamento (tipo che si struscia, fa la pasta, e posso giurare che l’ho sentito miagolare). L’idea era di confondere me stessa, quando ha pensato del mio cane “Oddio non è che in realtà è un ragno, e invece sono io, che mi sono convinta che sia un cane?”, boh viaggioni della noia, così ho creato Charlotte. Ma perché proprio il ragno? Così grosso poi.

L’intenzione reale è quella di esorcizzare la paura ai racnofobici. Raga, affrontate le vostre paure (io sono ago-fobica ma le analisi me le faccio tutti gli anni), Spider-man non vi ha insegnato niente? Non schiacciate i ragni, solo perché siete stupidi (e bastardi!) Non vi fanno niente, sono piccoli, quelli hanno loro paura di voi, vi rendete conto? Metteti nei loro panni. Se vedeste un ragno gigante, in scala di misura inversa tra voi e il ragno, l’ultima cosa che pensereste, sarebbe di ucciderlo! Prima scappate. E quello ci c’entra con una zabbatta gigante, voi morite, e i vostri cari piangono. Poi ricordate cosa mi diceva mio padre da piccola: se i ragni hanno il corpo grosso e le zampe corte sono velenosi (ma prima devono riuscire a mordervi e al massimo, vi viene la febbre e vi saltate il compito di Matematica, -a meno che non viviate in Amazzonia- basta farli salire su un foglio di carta e lasciarli liberi fuori alla finestra) mentre se hanno le gambe lunghe e il corpo piccolo, sono TOTALMENTE INNOCUI, (dovete distinguere le cose, tipo le vipere, che sono diverse dalle bisce) e sarà come se aveste ucciso un cane.

Ora, che siete informati, sappiate quanto Karma negativo vi accumulate se ucciderete volontariamente (così per sfizio, per hobbie, maledetti!!), anche solo un’altro ragno, oltre ad essere dei grandissimi ignoranti, andrete all’inferno o vi reincarnerete in un ragno (a parte che se vi becco io, vi ficco le dita in gola e vi faccio vomitare addosso da soli, brutti stronzi). Il nome è invece, quello con cui chiamo tutti i ragni che adotto, e ricordo ancora Charlotte 1. Sono carini i ragni, e intelligentissimi! Tengono pulito, si mangiano le zanzare.

Ecco quelle sono inutili, le ZANZARE (nella catena alimentare, nessuno è mai stato in grado di spiegarmi, a cosa cazzo servono), per me potrebbero sparire dalla faccia della terra, famose na petizione. Oh se siamo in tanti la facciamo davvero, tutti odiano le zanzare!

Shadow

Ember

Cagliostro

Si ok, questo è un chiaro riferimento al gatto delle streghe, avevo il gatto nero col pelo lungo, volevo chiamarlo Zero, poi guarda te mi sono trovata l’albo di Dylan Dog che ne parla e mi sono piegata al segno dell’universo. Il nome suona malissimo, ma mi attirava troppo.

Diana Glanville

Diana, è la madre di Edvard, e madre adottiva di Edith. Il nome è un omaggio alla Dea della Luna, non alle sigarette.

Dafne Glanville

Dafne è la sorella di Diana, Zia o aver ereditato la dote, dalla bisnonna, che era appunto erborista. Il nome è un omaggio a Dafne Blake di Scoopy-doo, serie che non amo, però lei era il mio personaggio preferito da bambina.

Ebe

Figlia di Diana, e unica cugina dei protagonisti. Ebe è un nome che non ho scelto per darle della “ebete”(lo dico una volta per tutte, per precedere i coglioni, se vi sento dire ebete vi ammazzo), ma perché sono un amante dei nomi corti. Lei è un Artista di strada, molto brava con l’arte delle sfere, con cui si esibisce in piazza come artista di strada, vi metto qui un esempio per farvi capire di che si tratta, nel caso non lo sapeste:

Ebe nasce a San Francisco, invece nel 1961. Il nome Ebe mi piace perché è corto, e poi è la Dea bambina dei greci.

Jason Parkins

Padre di Edvard, e padre adottivo di Edith. Il nome è un riferimento al serial killer di Venerdì 13, Jason Voohrees, di cui non sono una fan di quelle sgegatate, ma mi piace un sacco. Di lui non si saprà mai veramento molto.

Geltrude Parkins

Zia malefica (come poteva essere una che si chiama così? Ancora più stronzi i genitori, che chiamano così le loro bambine, sapendo che con quel nome, non possono che diventare pezze di merda) dei due fratelli, e sorella di Jason. Non ha aspirazioni, e gioie, odia i bambini e l’esistenza intera. In pratica non si sopporta da sola (un pò come me quando ho il ciclo, o dopo un mese che non scrivo anche), una pazza isterica và. Vive nella sua strana villa alla Tim Burton, tipo una casa delle streghe, precisamente nelle campagne di Martina F. (questa casa esiste veramente, si trova vicino al pergolo, se qualcuno è di quelle parti forse l’avrà vista, è bella inculata però, ovviamente mi piaceva la casa ma non sò molto di questa, ci passai con mio padre da piccola e mi è rimasta impressa come “La Casa delle streghe”) una città molto bella della valle d’Itria, in puglia (io ne sono innamorata). Il nome è stata una scelta mirata alla sensazione che il lettore, potrebbe tendere ad avere. Insomma Gertrude, che schifo di nome!